Noemi Nori
Cantante italiana, sound brasiliano
Cantante italiana, sound brasiliano...
Per Noemi Nori, cantante e compositrice italiana, il Brasile è una casa musicale. Nella sua musica, l’intimità della bossa nova incontra la vitalità del samba e la libertà espressiva del jazz, passando con naturalezza dal portoghese all’italiano. Due lingue e due sensibilità che si ritrovano nello stesso canto, dove la malinconia può convivere con la leggerezza.
Il suo legame con la musica brasiliana nasce presto, grazie al suo insegnante di musica, e si consolida attraverso anni di studio, concerti e collaborazioni. Laureata in canto jazz al Conservatorio di Perugia, Noemi costruisce un’identità artistica in cui le radici italiane si intrecciano con un’affinità profonda per la tradizione musicale brasiliana.
Il suo primo album, Al di là di me (2015), ne racconta la doppia natura di interprete e autrice. Prodotto artisticamente da Israel Varela, con Alessandro Gwis al pianoforte e Alfredo Paixão al basso, il disco accosta composizioni originali e classici latinoamericani, dando voce anche alle poesie della scrittrice brasiliana Vera Lúcia de Oliveira, musicate dalla stessa Nori.
Con Maré (2018), questo legame la porta a registrare a Rio de Janeiro, nello studio Tenda da Raposa. Gli arrangiamenti e la produzione artistica sono affidati al pianista Fernando Merlino, affiancato da Jamil Joanes al basso e da Erivelton Silva alla batteria. Tra brani originali e riletture, il disco approfondisce un dialogo con il Brasile diventato parte integrante della sua scrittura e del suo modo di interpretare.
Il nuovo album in arrivo prosegue questo percorso attraverso quattordici brani, tra MPB contemporanea e bossa nova, con la partecipazione di Cristóvão Bastos e Lula Galvão. Un nuovo capitolo di una storia musicale che attraversa l’Atlantico e rimane profondamente personale: quella di un’artista italiana che nei ritmi, nella poesia e nei contrasti emotivi del Brasile continua a riconoscere qualcosa di sé.
«A música brasileira conta a beleza e reúne em si a alegria do ritmo, mas também a profunda dignidade da melancolia»
(Antonio Carlos Jobim)
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